la mia detox - Igienismo e detox

Qui puoi raccontare, condividere le storie del tuo cammino di transizione Fruttista, dei tuoi successi evolutivi personali, delle tue sperimentazioni con la dieta Fruttaliana, vegan frutto vegetale.
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arbor
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la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da arbor » 10/10/2013, 16:30

Io non mi meraviglio, Simone, che la tua detox non si sia accompagnata a forti sintomi di malessere. Suppongo che tu sia piuttosto giovane e che non ci fossero a tuo carico processi degenerativi di qualche rilievo in atto. Ma non puoi fare della tua esperienza, per quanto incontestabilmente vera e legittima, una regola generale. Esistono infatti casi di tossiemia ben più tosti del tuo, specie tra persone di una certa età (diciamo oltre i 50, ma anche meno in non pochi casi): casi spesso complicati da qualche processo degenerativo in atto anche se non sintomatico. In questo caso il corpo è chiamato non solo a fare pulizia delle varie ostruzioni (peraltro anche molto toste e diffuse) ma anche ad un’azione di riparazione e ricostruzione di tessuti e funzioni, e questa può essere un’operazione dolorosa e di lunga durata; senza poi contare le complicazioni create dai risvolti psicologici, dalle dipendenze varie accumulate nel corso degli anni.
Quindi io credo che non dovrebbe del pari destare troppa meraviglia una detox come la mia, che se non è stata un vero e proprio calvario (e ne conosco anche di questi) non è stata neppure una breve e piacevole passeggiata. D’altra parte coi miei precedenti (sintetizzabili in un infarto all’età di 50 anni), non poteva che essere diversamente. Tieni conto che un infarto cardiaco non è un evento isolato e casuale, ma il risultato di processi degenerativi (che riguardano in particolare i vasi sanguigni ma non solo) molto diffusi e profondi, che non possono certo risolversi con un semplice intervento chirurgico visto che interessano l’intero organismo, che va completamente restaurato. E infatti mi ci son voluti quasi 13 anni per giungere a destinazione o comunque a un livello di guarigione che considero ampiamente accettabile, passando dall’onnivorismo con tutte le malsane abitudini immaginabili (fumo, caffè, alcol, scarso esercizio fisico, stress ecc), al vegetarismo, poi al veganismo, infine all’igienismo nelle sue diverse accezioni. Sarei stato un illuso a pensare di risolvere tutto con un digiuno una tantum (o anche con più digiuni): la durata di un processo di guarigione come il mio è tale da non potersi affidare principalmente alla tecnica del digiuno. Qui occorre piuttosto puntare sulla scelta a lungo termine di un abituale stile di vita, che sia capace ad un tempo di non inibire la detox (perché è quella che ci guarisce) e di mantenerla al tempo stesso entro ragionevoli limiti di tollerabilità (visto che ci dobbiamo convivere). Né, devo aggiungere, sarei mai arrivato al traguardo, se avessi mantenuto nella mia dieta i cereali, che ho dovuto infine eliminare del tutto, perché divenuti, ad un certo punto del percorso, fattore quotidiano di una sorta di detox viziosa. Questa in breve la mia storia, che non pretendo possa essere di riferimento per tutti, ma caso mai per una categoria specifica di soggetti. Una storia inoltre nella quale è forse possibile rintracciare qualche utile indicazione, come cerco nel seguito di spiegare.
Vorrei anzitutto sgombrare il terreno da equivoci: anch’io parto da premesse igienistiche, e cioè che il processo di disintossicazione dell’organismo (detox) è condotto dal corpo per la sua autoguarigione. Che poi tale processo possa in buona misura essere da noi governato attraverso il nostro comportamento, vale a dire assecondato al massimo oppure ritardato o persino impedito del tutto, questa è esperienza che ciascuno di noi è in grado di riscontrare ogni giorno. Limitandoci all’alimentazione, quel che si verifica è che se digiuniamo la detox sarà massima, se mangiamo frutta e verdura essa sarà inferiore (con differenze anche significative fra i diversi tipi di frutta e di verdura, e fra il vegetale integrale e quello in succo), se mangiamo cereali questa detox virtuosa potrà anche bloccarsi del tutto. Questo è quanto succede e che ognuno di noi può constatare. Non sostengo, fai bene attenzione, Simone, che la detox è provocata da qualche proprietà guaritiva intrinseca del cibo, ma solo che il cibo è in grado di influire sul potere di autoguarigione del corpo, lasciandolo lavorare al massimo oppure limitandolo più o meno nel suo funzionamento. Anche su questo io credo che tu possa tranquillamente convenire, è un semplice dato di fatto.
Il passo successivo è allora il seguente: per quale motivo non si dovrebbe allora “sfruttare” questa diversa potenzialità dei cibi, di alleviare più o meno i sintomi ovvero di liberare detox oppure di imbrigliarla, per correre in soccorso con consigli adeguati a chi si trova in detox? Io credo che non ci sarebbe proprio nulla di male, e infatti ciascuno di noi istintivamente lo fa, preferendo una cosa ed evitandone un’altra. Eppure l’igienismo non lo fa diciamo professionalmente, e questo, se ci si pensa bene, è veramente curioso, perché quando si passa al crudismo, il problema più grande che ci si trova in genere ad affrontare è proprio quello della detox (anzi io son convinto che molti fallimenti dipendano dall’incapacità di affrontare e risolvere questo problema, nella quasi totale assenza di aiuto circostante da parte di chicchessia). Due sono infatti le strade che vengono solitamente prospettate in casa igienista al soggetto in detox: il digiuno, cui si attribuisce una capacità guaritiva totale e completa, dopo la quale si rimarrà con una salute di ferro (magari); oppure la transizione, in cui la detox è diluita quasi in eterno e secondo modalità puramente teoriche e del tutto generiche e indifferenziate. Quando invece sarebbe piuttosto opportuno intervenire con una “terapia” (alimentare anche se non solo quella) appositamente studiata per ciascuno di noi, secondo il grado di tossiemia e di patologia degenerativa in atto: una terapia capace, se del caso, di accompagnarci a lungo termine fuori dai disagi della detox, senza tuttavia demonizzarli ma semplicemente rendendoli tollerabili. Inutile dire che una tale terapia non potrà prescindere dalla conoscenza (direi professionale) degli effetti sintomatici delle diverse tipologie di cibo in rapporto ad uno specifico stato di intossicazione. Dalla conoscenza del quale stato non si potrà del pari prescindere, vista la diversa reazione di uno stesso cibo rispetto a condizioni di partenza spesso anche fortemente differenziate fra di loro: si va dal giovanotto di 20 o 30 anni, per il quale la detox è poco più di una passeggiata, a casi ben più tosti di tossiemia da parte di soggetti in genere più su di età, fino ai pazienti di malattie degenerative (cancro, aterosclerosi, diabete ecc.). Pensare che tutti possano avere lo stesso trattamento, è semplicemente irrealistico. Ma la verità è che nel nostro ambiente (diciamo genericamente igienista) non esistano terapisti (di stampo igienista, beninteso) che sappiano guidarci nel modo più acconcio fuori dalla detox: trovi l’esperto di digiuno e solo quello, oppure il teorico alla Valdo Vaccaro, il quale dopo aver scritto centinaia di tesine sul cancro ammette tranquillamente di non saper dare consigli pratici di qualche aiuto al paziente che si rivolge a lui (te lo dico per esperienza personale). Diciamolo francamente, questo non è vilipendio nei confronti dell’igienismo, ma semplice presa d’atto di un suo limite, peraltro rimediabilissimo anche senza venir meno alla concezione igienista.
L’unica eccezione veramente rimarchevole, in ambito igienista, è rappresentata dalla terapia Gerson, che si rivolge quasi esclusivamente ai malati terminali di cancro. Per i quali il digiuno chiaramente non funziona quasi mai: qui bisogna detossificare sì, ma al tempo stesso nutrire. Così si detossifica soprattutto con i succhi di verdure. La detox che in tal modo viene liberata in questi soggetti profondamente intossicati, sarebbe talmente violenta da condurre spesso a morte immediata, se non si facesse ricorso ad una serie di tecniche di cui le cliniche Gerson sono divenute magistrali specialiste: tecniche che hanno a che vedere col cibo (le patate, i carciofi, le carote ecc.) oppure la famosa tecnica dei clisteri di caffè (il caffè per via rettale non esplica minimamente le funzioni che esplica per via orale, ma stimola la depurazione epatica in modo formidabile, incrementando moltissimo la produzione di S-glutatione una delle sostanze piu' benefiche per i tessuti epatici e piu' capace di abbattere il livello di tossine nel sangue. Le tossine vengono espulse massivamente con ogni clistere e quindi ci si ritrova con un torrente sanguigno più depurato a ogni clistere. Per mantenere poi l'equilibrio elettrolitico ci sono ad esempio i succhi di carota che preservano la flora intestinale ecc.). Io non sono un esperto di terapia Gerson, ma pare che funzioni veramente: il guaio è che è costosa e molto impegnativa da seguire (occorre una persona che lavora a tempo pieno per il malato), e poi l’altro guaio è che il proprio medico dev’essere d’accordo, altrimenti appena viene interpellato dal paziente per qualche problema imprevisto, cosa normalissima in questi casi, manda subito all’aria tutto il durissimo lavoro fatto fino a quel momento. E’ chiaro che le cliniche Gerson hanno acquisito un’esperienza davvero formidabile in tanti anni di lavoro durissimo, sul quale nessuno dovrebbe permettersi di scherzare. Un’esperienza in certa misura estensibile anche ad altre patologie diverse dal cancro, sempre comunque da valutare caso per caso. Io personalmente posso dire di esserne stato in un certo senso beneficiato, dopo essermi fatto il mio bel mazzo con la detox. Infatti alla fine ce l’ho fatta, ma non è stato certo per merito di qualche esperto igienista o digiunista, ma solo grazie ai consigli di un’amica (certo molto vicina all’igienismo, anche se critica per le ragioni che ho ricordato) che aveva avuto la triste avventura di accompagnare un suo parente in una clinica Gerson.
Non voglio fare della mia personale esperienza di detox un caso paradigmatico, ma forse essa può essere utile come pungolo critico nei confronti di taluni aspetti interpretativi e applicativi della teoria igienista. Tanto più, ripeto, che qui non si tratta di gettare il bambino insieme all’acqua sporca, ma solo di migliorare le cose e rendere l’igienismo più aperto e aiutarlo a superare i suoi limiti, in primis quello di essere incapace di offrire consigli utili a chi si trova in detox di qualche rilevanza. Anche se mi rendo conto che è un’impresa piuttosto ardua, visto lo sbarramento che viene opposto a critiche interne niente affatto malevole, indice di una ostinata incapacità di migliorarsi.

arbor
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Re: la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da arbor » 10/10/2013, 16:31

Quanto a Alfio Libralato, ripeto che io non ho mai detto che sia morto a causa della sua dieta quasi fruttariana, ma nonostante tale dieta. E d’altra parte io non conosco affatto i dettagli della sua dieta, se fosse sufficiente o invece carente: non so davvero nulla, e nulla posso dire. Se poi qualcuno volesse dirci qualcosa di più concreto sulla fine di Alfio, o magari ci spiegasse per quale ragione non ne può parlare, gliene sarei veramente grato. Tanto più dopo le tue parole, Simone, circa una presunta trasgressione di una legge di natura da parte di Alfio, che mi impensierisce non poco.

arbor
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Re: la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da arbor » 11/10/2013, 22:43

Grazia, lascia che ti esprima le mie perplessità sulla teoria della vera fame. Mi pare che, a conti fatti, voi che seguite questa teoria fate 4 o più spesso 5 pasti nell’arco di 2 giorni, contro i miei 6 (è vero che nel corso della mattinata cerco, quando non sono troppo indolente, di farmi un succo di verdura, e che a merenda mi faccio magari una fetta di anguria d’estate oppure mi sgranocchio una mela o due o cose simili in altra stagione, ma non li definirei dei veri pasti, che rimangono, di norma (flessibile per difetto), 3 al giorno: colazione, pranzo, cena). Dunque la differenza fra voi e me (e i molti come me che adottano il modello classico di distribuzione dei pasti) sarebbe di un pasto circa ogni due giorni: tutto qui. Non credo che un pasto in meno ogni due giorni possa fare una grande differenza: non credo, per intenderci, che possa far sparire d’incanto ogni problematica di detox. Potrebbe fare una certa differenza solo nel caso in cui i 6 pasti costituissero un eccesso di cibo, nel qual caso tale eccesso potrebbe indurre una sorta di detox viziosa, dunque certamente da evitare limitando le quantità di cibo. Ma non è certo questo il mio caso: io mangio fino a sazietà e non oltre, senza sentirmi mai pesante a fine pasto, dunque non ci può essere una detox viziosa nel mio caso. Quando ci si limita a mangiare a sazietà, senza dar luogo ad alcun eccesso, direi che l’eventuale detox che si manifesta sia piuttosto dovuta ad uno stato di intossicazione pregresso dell’organismo, che il soggetto sta espellendo grazie al suo stile di vita virtuoso. Pensare che anni di pesante intossicazione e degenerazione dell’organismo possano essere cancellati col tocco di bacchetta magica della vera fame mi sembra francamente un po’ illusorio. Anzi direi che, se vera fame significa mangiare meno, allora è ben possibile che la detox possa risultare persino più pronunciata adottando il vostro modello piuttosto che il mio, per le ovvie e ben note ragioni. Se, mangiando con la vera fame come nel vostro caso, non andate incontro a detox, i casi sono due: o non c’è niente da disintossicare, oppure il vostro modello alimentare non è sufficientemente virtuoso da liberare la detox (perché impedita, ad esempio, da un pasto quotidiano di cereali).
Io poi nutro seri dubbi sulla bontà del menù adottato da Stefano, che non so se è anche il tuo. Stefano fa un primo pasto di frutta di 1200 grammi circa, e poi a sera cena con un paio d’etti di cereali che però, per sua stessa ammissione, non lo saziano: per saziarsi, dice, dovrebbe mangiarne circa 350 grammi. Ora, premesso che un menù di questo genere mi sembra eccessivamente sbilanciato a favore dei cereali per uno che si dichiara igienista, mi pongo due ordini di problemi. Il primo è che non mi sembra corretto alzarsi dal tavolo con un simile vuoto di fame. Se non ho capito male, Stefano rimedia poi il giorno dopo a tale carenza introducendo il terzo (quinto nei due giorni) pasto (suppongo di frutta); non capisco però perché si debba rinviare all’indomani il rimedio ad un bisogno odierno. Il secondo sta in un difetto quasi intrinseco o strutturale al modello basato sui due pasti quotidiani: quello di esser costretti a compensare col ricorso ai cereali del secondo pasto, per rimediare all’insufficiente apporto energetico del primo pasto. In altri termini, se in un pasto non riesci a mangiare più di 1200 grammi di frutta, con due pasti arriverai tutt’al più a 2 chili e mezzo di frutta, che è una quantità insufficiente per uno della stazza di Stefano; di qui l’esigenza da parte sua di compensare coi cereali, oppure di introdurre il terzo pasto di frutta. Mi pare che Stefano abbia scelto una via di mezzo: parziale ricorso ai cereali, e ricorso al terzo pasto il giorno successivo (cioè 5 pasti in due giorni). Ma dovrai riconoscere che si tratta di un risultato ancora troppo sbilanciato sui cereali, per un igienista intendo dire, con una serie di ripercussioni non proprio benefiche sul processo di detossificazione dell’organismo.

Simone
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Re: la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da Simone » 12/10/2013, 13:33

arbor ha scritto:Grazia, lascia che ti esprima le mie perplessità sulla teoria della vera fame. Mi pare che, a conti fatti, voi che seguite questa teoria fate 4 o più spesso 5 pasti nell’arco di 2 giorni, contro i miei 6 (è vero che nel corso della mattinata cerco, quando non sono troppo indolente, di farmi un succo di verdura, e che a merenda mi faccio magari una fetta di anguria d’estate oppure mi sgranocchio una mela o due o cose simili in altra stagione, ma non li definirei dei veri pasti, che rimangono, di norma (flessibile per difetto), 3 al giorno: colazione, pranzo, cena). Dunque la differenza fra voi e me (e i molti come me che adottano il modello classico di distribuzione dei pasti) sarebbe di un pasto circa ogni due giorni: tutto qui. Non credo che un pasto in meno ogni due giorni possa fare una grande differenza: non credo, per intenderci, che possa far sparire d’incanto ogni problematica di detox. Potrebbe fare una certa differenza solo nel caso in cui i 6 pasti costituissero un eccesso di cibo, nel qual caso tale eccesso potrebbe indurre una sorta di detox viziosa, dunque certamente da evitare limitando le quantità di cibo. Ma non è certo questo il mio caso: io mangio fino a sazietà e non oltre, senza sentirmi mai pesante a fine pasto, dunque non ci può essere una detox viziosa nel mio caso. Quando ci si limita a mangiare a sazietà, senza dar luogo ad alcun eccesso, direi che l’eventuale detox che si manifesta sia piuttosto dovuta ad uno stato di intossicazione pregresso dell’organismo, che il soggetto sta espellendo grazie al suo stile di vita virtuoso. Pensare che anni di pesante intossicazione e degenerazione dell’organismo possano essere cancellati col tocco di bacchetta magica della vera fame mi sembra francamente un po’ illusorio. Anzi direi che, se vera fame significa mangiare meno, allora è ben possibile che la detox possa risultare persino più pronunciata adottando il vostro modello piuttosto che il mio, per le ovvie e ben note ragioni. Se, mangiando con la vera fame come nel vostro caso, non andate incontro a detox, i casi sono due: o non c’è niente da disintossicare, oppure il vostro modello alimentare non è sufficientemente virtuoso da liberare la detox (perché impedita, ad esempio, da un pasto quotidiano di cereali).
Io poi nutro seri dubbi sulla bontà del menù adottato da Stefano, che non so se è anche il tuo. Stefano fa un primo pasto di frutta di 1200 grammi circa, e poi a sera cena con un paio d’etti di cereali che però, per sua stessa ammissione, non lo saziano: per saziarsi, dice, dovrebbe mangiarne circa 350 grammi. Ora, premesso che un menù di questo genere mi sembra eccessivamente sbilanciato a favore dei cereali per uno che si dichiara igienista, mi pongo due ordini di problemi. Il primo è che non mi sembra corretto alzarsi dal tavolo con un simile vuoto di fame. Se non ho capito male, Stefano rimedia poi il giorno dopo a tale carenza introducendo il terzo (quinto nei due giorni) pasto (suppongo di frutta); non capisco però perché si debba rinviare all’indomani il rimedio ad un bisogno odierno. Il secondo sta in un difetto quasi intrinseco o strutturale al modello basato sui due pasti quotidiani: quello di esser costretti a compensare col ricorso ai cereali del secondo pasto, per rimediare all’insufficiente apporto energetico del primo pasto. In altri termini, se in un pasto non riesci a mangiare più di 1200 grammi di frutta, con due pasti arriverai tutt’al più a 2 chili e mezzo di frutta, che è una quantità insufficiente per uno della stazza di Stefano; di qui l’esigenza da parte sua di compensare coi cereali, oppure di introdurre il terzo pasto di frutta. Mi pare che Stefano abbia scelto una via di mezzo: parziale ricorso ai cereali, e ricorso al terzo pasto il giorno successivo (cioè 5 pasti in due giorni). Ma dovrai riconoscere che si tratta di un risultato ancora troppo sbilanciato sui cereali, per un igienista intendo dire, con una serie di ripercussioni non proprio benefiche sul processo di detossificazione dell’organismo.
Gli animali in natura mangiano solo ed esclusivamente quando hanno fame e smettono di mangiare quando arriva il senso di sazietà e così dobbiamo fare anche noi. E' assurdo mangiare per raggiungere il fabbisogno calorico o a orari prefissati, nessun animale lo fa. Dalla mia esperienza poi, ti assicuro che mangiare frutta contro la vera fame sovraccarica l'organismo, abbassandone le energie vitali e causando quindi la malattia. Quando ancora non conoscevo l'igienismo e mangiavo ad orari prefissati (frutta e verdura cruda), senza seguire la vera fame, mi ammalavo e mi venivano dolori allo stomaco e anche mal di testa. Questi disturbi non possono essere attribuiti alla disintossicazione, prima di tutto perchè si sono verificati in concomitanza di questi errori e poi perchè sono vegano salutista da quasi 3 anni e crudista fruttaliano da un anno, garanzie del fatto che sono pulito internamente.

stefanotorcellan
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Re: la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da stefanotorcellan » 13/10/2013, 2:00

Ciao arbor, io non mangio cereali tutti i giorni visto che li sostituisco con le patate, le batate, e raramente con la zucca, e comunque il primo cibo che entra nella mia bocca alla sera è un'insalata di verdure crude miste e fruttortaggi, pomodori, cetrtioli, finocchi, peperoni, ecc. a seconda della stagione. E ci sono dei giorni in cui mangio solo frutta. Invece tu arbor, continui a dire che mangio alla sera solo cereali. Questo è scorretto e falso.

Io non faccio 5 pasti in due giorni, li facevo quando viaggiavo continuamente per lavoro e in più mi allenavo con i pesi.

In quanto alle detox, tu non hai ancora capito che esiste una disintossicazione interna silenziosa. Studia i testi del Dr. Shelton.

Se non esiste una disintossicazione interna silenziosa, come ho fatto io a guarire da tre malattie croniche mangiando nel mio modo, senza avere alcuna disintossicazione esterna, vicaria?
Dove sono andate a finire le tossine che mantenevano il mio corpo in uno stato patologico cronico multiplo?

Se non l' hai capito Grazia è crudista.

Grazia
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Re: la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da Grazia » 14/10/2013, 7:41

Ciao Arbor,
confermo quanto scritto da Stefano che sono crudista da + di 6 mesi e mi nutro di sola frutta e verdura (senza cereali) da circa 1 anno e mezzo. Personalmente non ho un numero di pasti prefissato, ma seguo il mio istinto, quindi mi alimento quando ne sento il vero bisogno fisiologico (vera fame), senza forzature!! Per capirci meglio ci sono giorni che mangio il primo pasto a metà mattina ed altri giorni che inizio a mangiare tra le 12 e le 13 circa (questo dipende sempre dalla fame! Che a sua volta è la conseguenza di vari fattori della giornata precedente e della giornata in corso).
Questa è la mia esperienza!

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Akira
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Re: la mia detox - Igienismo e detox

Messaggio da Akira » 16/09/2015, 11:31

Ciao, la tua storia mi ha incuriosito. Ci puoi scrivere una tua attuale giornata tipo?

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