L’Uomo è un Animale tropicale, vita in pantaloncini corti.


Perché cerchiamo il Sole?

L’inverno sta finalmente finendo, ma proprio in questi giorni stiamo avvertendo il suo “colpo di coda”. Questo ritorno improvviso del freddo risveglia in me, ancora una volta, quel bisogno viscerale di calore che mi accompagna ciclicamente. Qui in Italia, trovo sollievo solo attraverso l’attività fisica intensa grazie alla sferzata circolatoria del post-allenamento, oppure rifugiandomi vicino a fonti di calore artificiale; stufe, termosifoni, pannelli radianti e saune. Si tratta di sistemi necessari, ma che servono solo a sopperire alla mancanza di quella luce solare curativa che in questi mesi è venuta a mancare.

uomo in spiaggia Il richiamo della nostra natura

Sogno una vita in maniche corte e bermuda, liberi e scalzi in ogni stagione. La specie umana è nata per vivere all’aria aperta, con la pelle esposta al sole e i piedi nudi a contatto con la terra, non costretta dentro cappotti e maglioni. Trovo profondamente innaturale indossare scarpe pesanti per proteggermi dal gelo, eppure per molti è una necessità inevitabile. Le soluzioni? O riusciamo a spostare la geografia terrestre, o cambiamo zona trasferendoci ai Tropici.

Sono fermamente convinto che il clima ideale per l’essere umano sia quello caldo temperato e tropicale. Al freddo, ci ritroviamo in un ambiente inadatto. Sebbene l’umanità sia migrata ovunque adattandosi a nuovi climi, ha pagato questa alterazione del ciclo naturale con una diminuzione della longevità. Basti pensare agli Eschimesi: vivendo al gelo e nutrendosi quasi esclusivamente di grassi animali, hanno una vita media drasticamente ridotta rispetto ad altre popolazioni.

Adattamento o Sopravvivenza?

Il corpo umano ha una capacità di adattamento straordinaria, ma questo sforzo comporta un enorme dispendio energetico. Sopravvivere dove non dovremmo ci espone a malattie e a una minore qualità della vita. Anche la socialità ne risente: non è un caso che i popoli tropicali, come quelli sudamericani, conservino un’allegria contagiosa nonostante condizioni socio-economiche spesso difficili. Il calore invita alla condivisione, il freddo alla chiusura.

Alimentazione ed Energia: il punto di vista Fruttaliano

Come sapete, sosteniamo che la dieta elettiva dell’uomo sia tendenzialmente fruttaliana e in alcuni casi fruttariana. In inverno, alle nostre latitudini, la natura non offre la varietà di frutti necessaria, che invece abbonda tutto l’anno ai Tropici o in climi temperati.

C’è poi una questione energetica fondamentale:

  • Il letargo naturale: In inverno, piante e animali riducono le attività per risparmiare energia.

  • L’errore umano: Noi continuiamo a lavorare e “spremerci” energeticamente, mangiando paradossalmente più che in estate.

  • La compensazione digestiva: Mangiare in eccesso serve al corpo per generare calore interno attraverso il metabolismo aumentato, ma questo crea un affaticamento cronico delle energie vitali.

Sarebbe molto più saggio seguire l’istinto: diminuire l’introito di cibo in inverno, assecondando la minore disponibilità di frutti spontanei, con frugalità, proprio come farebbe un animale nel suo habitat naturale.

La Storia ci dà ragione

L’idea dell’uomo come “animale tropicale” non è solo una teoria suggestiva, ma trova riscontro nell’antropologia. Il “progetto uomo” sembra che nasca proprio nell’Africa subtropicale e si sviluppa nei climi caldi. Le grandi civiltà — Sumeri, Egizi, Valle dell’Indo — sono fiorite dove era possibile vivere, metaforicamente, “in pantaloncini corti”.

Chi si è spinto a Nord ha dovuto dominare la natura in modo aggressivo per sopravvivere: uccidere animali per le pellicce o disboscare intere foreste per il riscaldamento (si pensi ai Romani che, per alimentare le terme, mutarono il volto boschivo del Lazio). L’uomo nasce nudo: non abbiamo pelliccia, né protezioni naturali contro il gelo. Cercare una qualità della vita superiore in terre calde è, quindi, un ritorno alle origini.

Esiste anche dato di fatto storico e paleoclimatico ampiamente documentato, molto interessante: l’Optimum Climatico. Solo pochi secoli fa, tra l’800 e il 1300 d.C., l’Europa ha vissuto un periodo di temperature sensibilmente più alte. In quel tempo, si coltivava la vite nel Nord dell’Inghilterra e i ghiacciai alpini erano molto più arretrati di oggi. I Vichinghi colonizzarono la Groenlandia (chiamandola appunto “Terra Verde”) perché era libera dai ghiacci e adatta al pascolo. Questo dimostra che la nostra specie ha memoria biologica di periodi in cui il “caldo temperato” era la norma anche a latitudini diverse, permettendo una qualità della vita e una disponibilità di frutti naturali molto superiore. Al freddo rigido, ci ritroviamo in un ambiente biologico ostile che logora l’organismo

Verso una trasformazione solare

Vivere al caldo ci permetterebbe di mangiare meno, poiché l’energia solare e la riduzione dello stress compenserebbero il bisogno calorico. Il sangue scorrerebbe più fluido, senza gli “attriti” causati da cibi pesanti, e stimolanti, favorendo i processi di autoguarigione.

Oggi, grazie al percorso e uno stile di vita Fruttaliano, (e tendenzialmente frugale) vivo il freddo con meno disagio: non lo percepisco più come un dolore, ma come un “freno biologico”. Fortunatamente ho vissuto a Roma, per molti anni,  città dal clima mite scelta non a caso dai nostri antenati, ma per i miei standard, dal centro Italia al nord l’inverno è comunque molto limitante.

Siamo energia: una forma di energia che ha ancora bisogno di evolvere verso il sole, privilegiando i liquidi vitali della frutta e riducendo il cibo solido che appesantisce il sistema. Vi invito a riflettere su una “decrescita felice” e, per chi ne ha la possibilità, a considerare l’idea di migrare verso paradisi naturali.

Tuttavia, per chi sceglie di restare alle nostre latitudini, la sfida è quella di adattarsi con ingegno e consapevolezza. Possiamo ricreare il nostro benessere utilizzando sistemi naturali o “tecnologie dolci”: penso alle acque curative o al consumo di frutti maturati in serra (soluzione che per alcuni resta discutibile, ma che aiuta a sostenere il nostro sistema biologico nei mesi freddi).

Un esempio concreto di questo adattamento è rappresentato dal nostro progetto Spazio Fruttalia Ubuntu, in Centro Italia. In questo contesto, il “calore umano” e la cooperazione non sono solo ideali, ma diventano una vera risorsa termica ed emotiva: la comunità stessa scalda e sostiene, rendendo l’inverno un momento di condivisione e non di isolamento.

Vogliamo costruire insieme soluzioni che richiamino la saggezza del passato e le potenzialità del futuro:

  • Vasche di acqua e sale: calde e rigeneranti, ispirate alle antiche terme romane.

  • Amplificatori solari: sistemi di specchi e architetture bioclimatiche per catturare e moltiplicare ogni raggio di sole invernale.

  • Saune e bagni turchi ecologici: strutture realizzate in bioedilizia e riscaldate con sistemi a basso impatto, per permettere al corpo di traspirare e rigenerarsi anche quando fuori nevica.

Per chi decide di restare, il segreto è organizzarsi: attività fisica costante per far scorrere il sangue e la creazione di ambienti che simulino, nel corpo e nello spirito, la frequenza del sole. Insieme possiamo trasformare il tempo dell’inverno in un’occasione di riflessioni e di nuova rinascita in preparazione della primavera, ” in pantaloncini corti”.

 

 

Luca

Ricerca indipendente e innovazione nel benessere olistico. Il progetto Fruttalia promuove il metodo Bio-Movimento-Rievolutivo (Bio Mov) e il sistema BS2, approcci integrati che spaziano dalla preparazione atletica consapevole alla difesa personale naturale. Attraverso una filosofia basata sulla dieta viva, etica e simbiotica, Fruttalia guida verso una profonda riconnessione biologica. Parte integrante di questa missione è il progetto Ubuntu, dedicato a una "Ri-Evoluzione Armonica Naturale" che unisce ecologia, bio-edilizia e creatività sostenibile attraverso il riciclo e le energie rinnovabili.

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